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Torquato La Mattina le “veneri” gravettiane dell’era postindustriale

“Ma il segno diventa forma e, nel mondo delle forme, genera tutta una serie di figure, ormai senza rapporto con la loro origine”. (H. Focillon)

Le spire di Torquato La Mattina nascono dal segno plastico di una realtà che si significa: la forma.

La Forma imprime un senso alla materia, soprattutto la dove la sua consistenza (terracotta) partecipa alla novella epifania.

L’artista segue una linea generativa che mostra corrispondenze e, a volte, identità di fattura, ma non si ripete, semmai il battito profondo della sua ispirazione creativa informa con costanza soprattutto l’ultima produzione. Le figure muliebri ne sono il tema dominante.

Particolare attenzione bisogna rivolgere a queste sagome proteiformi, nuove “Veneri” gravettiane dell’età postindustriale. Potrebbero iscriversi in una convenzione stilistica tutta personale.

“Maternità”, “Ragazza in fiore”, “Donna superba”, “Donna irresoluta” sono unite idealmente da uno stile comune che si pone come l’espressione di uno status femminile. L’evoluzione di convessità lisce rincorrenti concavità crespe segna un verticalismo funzionale, il ritmo di una spiritualità evanescente, il simbolo di una condizione altra.

Pensa poi la materia a dare corpo a quest’immagine eterea, nobile, sinuosa the si lascia scorgere con molta discrezione, attivando la fantasia e la sensibilità estetica di chi ha catturato lo sguardo.

Pertanto, sono lontane dai corpi grami di Alberto Giacometti, il cui grido esistenziale mal si coniuga al sogno lirico di una materia ancora gravida di suggestioni.

Palermo, Luglio 1991

Giusi Bertini

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