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I.R.R.A.D.I.A

Goethe ha detto di sé che le sue poesie hanno tutto il carattere di una grande confessione.
Se le forme significanti emergono dalla vita o, meglio, da quella vitalità spirituale che la alimenta, può l’esperienza estetica essere utilizzata come chiarificazione, come partecipazione di verità (una verità, non la Verità) e, nello stesso tempo, o proprio per questo, diventare una esperienza di autocomprensione? Torquato La Mattina si muove in questa dimensione: dar forma ad un pensiero per indagarlo e per indagarsi. Dall’universo meccanico che ci circonda e che interferisce inesorabilmente con la nostra vita, individua e recupera un oggetto (al cui aspetto formale peraltro riconosce una implicita qualità artistica) il quale è già provvisto di un significato istituzionalizzato dall’uso: lo snatura, investe in esso un quoziente estetico, lo rende portatore di nuovi valori. Dal Barocco alla “cosificazione” dell’arte (pericolosa e nociva quando svincolata da ogni telos) il valore autonomo dell’oggetto nel territorio artistico ha una lunga e gloriosa vita. Nell’esperienza di Torquato La Mattina l’oggetto, meglio, il rottame non è una casuale presentazione di sé: viene da una scelta e quindi ha l’immediatezza del fatto occasionale, ma è rappresentativo di un momento di pensiero: è un momento del suo stesso processo vitale, artistico e umano. Dall’individuazione di un concetto alla sua materializzazione in una forma creata o ricreata, il processo di elaborazione è lungo e, se sorretto dalla ragione, dall’emozione e dalla sensibilità, non rimane la trascrizione schematica di un fatto. Ecco l’immaginazione produttiva di Torquato La Mattina.
Le varie tappe della sua ricerca non sono episodi che si aggiungono meccanicamente, senza un intimo nesso ma sono in una relazione costante e reciproca con la totalità della sua vita. Il vissuto diviene sostanza di una sperimentazione estetica, si stacca dalla realtà, acquista uno “status” nuovo dotato di una propria vitalità, un organismo capace di suggerire, di evocare. Il rottame è una sorta di “struttura primaria” su cui interviene mettendo in gioco le sue facoltà conoscitive, artistiche e spirituali; non è una operazione alla quale supinamente o per ragioni di mercato si sottopone, non c’e’ casualità, ma continuità e progetto. Di fronte al prodotto dell’arte non c’e’ possibilità di cogliere il contenuto originariamente intimo tranne che nella sua irripetibile forma (d’altra parte la creazione artistica è già unità di senso), né la ricerca di Torquato La Mattina si caratterizza per una dominante informativa.
Ha però una volontà ed una capacità comunicativa vuoi di un bisogno di “archeologizzare” forme belle, suscitatrici di immagini ma usurabili quasi a fermare la loro inevitabile transitorietà; vuoi di umanizzare un elemento costruito dalla macchina (per la macchina) intervenendo manualmente quasi a voler superare il conformismo formale dell’oggetto “universalizzato”. Nella sostanza in questo indagare un concetto fuori di sà afferma la sua individualità: consapevole del pericolo della meccanizzazione della vita, non vuole esserne assoggettato, lo domina con la sua volontà creativa con la quale, per dirla con Hegel “imprime il suggello del suo interno”.

Catania, 15 ottobre 1999

Giuseppina Radice

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